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Traffico di armi all’estero: la Cassazione fa chiarezza sulla sussistenza della giurisdizione italiana

Nota a sentenza Corte di Cassazione, I sezione penale, n. 19762 del 2020.

La Prima sezione penale della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19762 del 17 giugno-1 luglio 2020, si è pronunciata sul ricorso proposto avverso il provvedimento del Tribunale del riesame di Genova, confermativo dell’ordinanza del GIP della medesima sede con la quale veniva applicata la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di Y.T.

Il principale motivo di ricorso, ritenuto parzialmente fondato dalla Suprema Corte, attiene alla carenza di giurisdizione dello Stato italiano sulla cognizione delle condotte contestate al cittadino straniero Y.T., commesse all’estero.

Al fine di meglio inquadrare la vicenda in commento, si riportano di seguito i due capi di incolpazione contestati al comandante della motonave battente bandiera libanese e sulla scorta dei quali veniva applicata la predetta misura cautelare:

  1. concorso in illecita attività di importazione, esportazione e transito di materiali di armamento (art. 110 codice penale, art. 25 legge n. 185/1990); nel gennaio 2020, accertato in Genova il 3 febbraio 2020;
  2. concorso nell’attività illegale di detenzione e porto, prima in acque internazionali, poi in Libia, di carri armati, automezzi con lanciarazzi, mitragliatrici, esplosivi e altri armamenti, con loro successiva cessione, in Tripoli, a persone non identificate (art. 110 codice penale, artt. 1, 2, 4, secondo comma, legge n. 895/1967); in Libano e Libia, nel gennaio 2020, accertato in Genova il 3 febbraio 2020.

La questione relativa alla sussistenza della giurisdizione dello Stato italiano a giudicare e, prima ancora, ad applicare misure cautelati coercitive nei confronti di un soggetto straniero per presunte condotte commesse all’estero non è invero sfuggita al GIP genovese e al Tribunale del capoluogo ligure, che hanno trattato la tematica nei rispettivi provvedimenti, ipotizzando quattro ipotesi – in via alternativa discendente – ricollegate ad altrettanti aspetti normativi o fattuali a sostegno della sussistenza della giurisdizione italiana.

Le quattro ipotesi formulate dal GIP e dal Tribunale del riesame di Genova

Il GIP e il Tribunale del riesame di Genova hanno sostenuto sussistente la giurisdizione italiana sulla base delle seguenti quattro ipotesi normative e fattuali:

  • ai sensi dell’articolo 6, comma 2, codice penale, in virtù di un sia pur temporaneo transito della motonave Bana (battente bandiera libanese) in acque territoriali italiane, ipotesi tuttavia – secondo gli stessi Giudicanti – non confermata se non sulla base della ricezione, durante la navigazione, di un messaggio sms in lingua italiana, da parte di un gestore telefonico italiano, sul cellulare di uno degli ufficiali a bordo;
  • ai sensi dell’articolo 7, comma 1, n. 5, codice penale (punibilità di reati commessi all’estero) in rapporto ai contenuti della Convenzione ONU di Palermo contro la criminalità organizzata transnazionale del 2000 (ratificata dall’Italia con legge n. 146 del 2006 ed entrata in vigore il 1 settembre 2006), con particolare riferimento al III Protocollo Addizionale in tema di prevenzione e repressione del traffico di armi – segnatamente, all’articolo 15, paragrafo 4 della Convenzione ONU;
  • ai sensi dell’articolo 8 codice penale, essendo intervenuta richiesta di procedimento del Ministro della Giustizia in data 11 febbraio 2020, ravvisando la natura politica del reato in considerazione della ritenuta volontà di sostenere, tramite la consegna delle armi, una delle fazioni in lotta sul territorio libico;
  • ai sensi dell’articolo 10 codice penale per il delitto comune dello straniero all’estero, ricorrendo le seguenti condizioni di legge: la presenza del presunto autore nel territorio dello Stato italiano, la richiesta del Ministro, i limiti edittali di pena e la mancata estradizione.

La prospettazione difensiva